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Anima d'Estate: Scrivi i Tuoi Ricordi e Custodisci la Magia dei Momenti

  Titolo: Anima d'Estate: Ritrovare il Proprio Tempo Lontano dalla Perfezione L'estate arriva portando con sé una promessa di luce e leggerezza, ma spesso anche un'inaspettata pressione: quella di dover vivere una stagione "perfetta", quasi come se dovessimo spuntare le voci di una checklist invisibile. I social media si riempiono di tramonti impeccabili, vacanze da sogno e sorrisi smaglianti, generando in noi un'ansia sottile, la sensazione di non fare mai abbastanza. Ma se la vera magia dell'estate fosse altrove? Se fosse nel ritrovare il proprio tempo, nell'abbracciare l'imperfezione e nell'ascoltare i bisogni più profondi della nostra anima? Lasciar Andare la Pressione dell'Estate Perfetta Il primo passo per un'estate rigenerante è riconoscere e smantellare il mito della perfezione. L'ansia da prestazione vacanziera è reale: ci sentiamo in dovere di essere sempre attivi, di visitare posti nuovi, di partecipare a ogni evento. Que...

Omeopatia e Alimentazione

Se siamo in cura omeopatica, come ci dobbiamo comportare con il cibo? Un paziente in cura omeopatica, molto spesso chiede al suo medico omeopata se la prescrizione di un medicinale omeopatico vada accompagnata ad una dieta alimentare specifica oppure se alcuni cibi possono essere meno indicati, nel corso di un trattamento omeopatico. Generalmente il medico, quando prescrive una cura omeopatica, vieta l'utilizzo di questi alimenti: menta, camomilla, caffè, alcol e tè ma è una comune abitudine, di buon senso, capire quali sono gli alimenti che disturbano l'organismo tramite l'assorbimento, attraverso la mucosa orale (membrana che riveste interamente le pareti della bocca) e che debbano essere evitati, quando si assume un medicinale omeopatico. Nell'Ottocento e nei primi anni del Novecento, l'orientamento dei medicinali omeopatici era, in alcuni casi, quello di essere limitati. Ad esempio: un medico omeopata americano il dr. Jones, era famoso per la sua esperienza nella cura dei tumori. Nel 1910, scriveva nei suoi articoli di ricerca, che nei monasteri trappisti dove non si faceva uso di carne, alcol, tè e caffè, in 27 anni di lavoro non aveva mai assistito a casi di cancro, per questo ai suoi pazienti che prendeva in cura, vietava l'uso di questi alimenti.  

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